quando lo spillo si piega ma non si spezza


LO SPILLO

Lo spillo è un oggetto usato per unire provvisoriamente due lembi di materiale sottile. Assomiglia ad un ago senza la cruna. Si utilizza con tessuti, nastri, tulle, fogli e altri materiali leggeri che possano essere forati con la leggera pressione esercitata da un dito sulla capocchia.
Quello da vetrinista ha una caratteristica fondamentale in più; si piega e non si spezza perché è realizzato in ferro dolce nichelato.
Ne esistono di vari diametri e lunghezze a seconda della tipologia merceologia verrà impiegato.
Vengono riposti sul puntaspilli, un cuscinetto imbottito dove vengono infilati per la punta lasciando la parte con la capocchia in fuori, pronta per essere impugnata.

Lo spillo (dal lat. spinula) fu, in origine, una spina, una lisca, un osso o un legno lavorato, adibiti per uso di abbigliamento; successivamente, lo spillo fu fabbricato prima con bronzo e poi con altri metalli. La lentezza dell'evoluzione di questo oggetto si può arguire dal fatto che ancora nel sec. XIX gli Eschimesi usavano a tale scopo lische di pesci, pezzi d'osso, di corno di renna, d'avorio, di animali marini. Con il progresso della civiltà lo spillo diventò presso i varî popoli oggetto anche ornamentale; le forme e le misure divennero svariatissime secondo gli usi. Spille rudimentali furono rinvenute appartenenti al periodo Aurignaciano e, più elaborate, al Solutreano. In Egitto, dalla V dinastia in poi, le tombe conservano spilli per capigliature, comprendevano spilloni artisticamente lavorati.
Gli scavi in Mesopotamia hanno rivelato spilli ornamentali, pure d'avorio, di fattura assira, ma d'imitazione egiziana.
Presso i Greci, benché scarseggino le documentazioni, lo spillo dovette essere comunemente usato; così pure presso i Romani, come attestano gli spilloni sormontati da una sfera per fermare e aggrappare la toga, rinvenuti a Pompei, e altri tipi per uso di toletta scoperti a Ercolano. Da accenni di Tacito sappiamo che lo spillo era noto anche ai Germani. Fu pure in uso presso i Celti. L'Oriente conobbe, in svariate forme, lo spillo da tempi remotissimi.
Nel Medioevo, lo spillo metallico fu probabilmente introdotto in Europa al tempo delle crociate. Compare in Italia e in Francia nel sec. XIII; nel 1365 si ha notizia di fabbricazione di spilli a Norimberga, città che tenne poi per quest'industria lungamente il primato. Nel 1443 lo spillo di ottone compare anche in Inghilterra, che nel sec. XVIII sostituirà poi il ferro all'ottone.
Pare che nel 1685 a Norimberga fosse inventata la prima macchina per la fabbricazione degli spilli (idea che però risale a Leonardo da Vinci, come attestano varî suoi disegni), ma lo sviluppo della fabbricazione meccanica è di origine inglese e molto posteriore. Nel 1812, per opera di J. Leigh Bradbury e di Ch. Weaver, sorse la prima macchina automatica per la fabbricazione degli spilli, cui seguirono quelle più rapide e semplificate degli americani Seth Hunt (1817) e L. W. Wriglet (1824).

Da allora la fabbricazione automatica prese gradualmente il sopravvento su quella manuale in tutti i paesi civili, prima con macchine che sostituivano parzialmente la mano d'opera nelle singole operazioni, per giungere alle attuali macchine perfezionate che compiono da sole l'intero ciclo di lavorazione.
(fonte Treccani)

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